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Oreste Salomone PDF Stampa E-mail

Oreste Salomone, nato a Capua nel 1879, fu il primo pilota italiano insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare per un'eroica azione svolta durante la Prima Guerra Mondiale, quando, nonostante le ferite riportate durante un combattimento aereo sopra Lubiana, riusci' a rientrare nelle linee italiane, riportando alla base il velivolo e i suoi due compagni uccisi nella sparatoria.
Ufficiale dell'Esercito divenuto pilota, si era gia' distinto per valore e coraggio durante la guerra contro la Libia. Nel 1915 venne assegnato alla 8°Squadriglia Nieuport biplani, in formazione a Mirafiori dal 26 luglio e trasferitasi poi ad Aviano.
La squadriglia era composta dal comandante cap. Tacchini, e dai piloti capitani Oreste Salomone e Maffeo Scarpis e tenenti Domenico Bolognesi
e da Francesco Baracca ed era equipaggiata con i Nieuport X di costruzione Macchi 384, 387, 388, 595 e 596. Nel mese di agosto il reparto arma di mitragliatrice i Nieuport e compie voli d'esercizio. Il 21 agosto trasferisce due aeroplani a Campoformido per la difesa di Udine, dopo la prima incursione di aerei austriaci, che sganciano bombe che causano perdite e danni.
Il 25 agosto Baracca, ancora con un Nieuport disarmato, e il cap. Scarpis effettuano la prima missione di guerra alzandosi in volo per intercettare un aereo nemico. Baracca porta un soldato armato di fucile, Vittone, ma distratto dalla ricerca del nemico entra in vite. Il 9 settembre il reparto al completo si trasferisce sul campo di Santa Caterina, presso Udine. Nel frattempo Salomone aveva lasciato il reparto ed era passato ai bombardieri Caproni.
Il 14 febbraio 1916, una squadriglia italiana, alzatasi nel cielo di Schio, mise in fuga gli aeroplani austriaci che bombardavano questa città, e nel cielo di Gorizia un aviatore attaccò e mise in fuga un aeroplano nemico.

Il 18 febbraio, "in risposta - come recitava il bollettino di Cadorna - alle molteplici violazioni del diritto delle genti con iniqua insistenza perpetrate dal nemico fin dall'inizio della guerra, una squadriglia di sei nostri Caproni partì per un' incursione su Lubiana. Fatti segno a nutriti tiri della contraerea nemica i nostri apparecchi poterono giungere senza incidenti a una cinquantina di chilometri da Lubiana. Ma, all'allarme dato dall'osservatorio del Monte Santo, alcuni velocissimi Fokker, alzatisi dal campo d'aviazione di Aisovizza, inseguirono la squadriglia e raggiuntala, non osando di affrontarla, assalirono l'ultimo apparecchio, pilotato dal prode capitano ORESTE SALOMONE, che tanto si era distinto nella guerra libica, il quale aveva come compagni due ufficiali, il capitano LUIGI BAILO e il tenente colonnello ALFREDO BARBIERI.
Il penultimo Caproni, accortosi dell'attacco, si dispose ad accorrere in aiuto del compagno, poi agli ufficiali che lo pilotavano parve che l'apparecchio aggredito si fosse disimpegnato da sé e riprendesse la rotta verso Lubiana, e poiché il rombo sonoro delle eliche e lo strepito assordante dei motori non aveva loro permesso di udire lo scoppiettio delle mitragliatrici dei Fokker, non immaginarono la tragica lotta che si era svolta fulmineamente.
Ai primi colpi del nemico era stato ferito alla testa il capitano Salomone, poi furono colpiti ed uccisi, uno dopo l'altro, il Bailo e il Barbieri. Il Salomone, rimasto solo, puntò verso il territorio italiano, rifiutando di arrendersi agli aviatori nemici che, finite le munizioni, gli facevano cenno di atterrare. Nonostante il dolore che gli causava la ferita e il sangue che gli calava sul viso e gli velava la vista, quantunque i corpi dei due compagni morti gli rendessero difficile e faticosa la manovra, sorretto da un'energia sovrumana, riuscì a sfuggire ai tiri delle batterie contraeree ed atterrare in territorio italiano.
Gli altri cinque Caproni, giunti su Lubiana e fatti segni al fuoco delle batterie nemiche e agli attacchi di numerosi aeroplani austriaci, si abbassarono sulla città e tra squarci di nubi vi lanciarono parecchie diecine di granate-mine e di bombe. Un apparecchio, colpito da uno shrapnel che gli aveva danneggiato il motore, volando a bassa quota, riuscì a rientrare alla sua base dalla parte del mare. Un altro, attaccato da uno sciame di caccia austriaci ed essendo stato colpito a morte il pilota, atterrò rovinosamente nei pressi di Biglia e andò in parte distrutto. L'ufficiale superstite, il tenente romano MARCO AURELIO RIPAMONTI del 19° Reggimento Guide, fu fatto prigioniero. Gli altri apparecchi ritornarono incolumi. All'eroico capitano Salomone fu concessa qualche giorno dopo la medaglia d'oro"


L'episodio e' raccontato piu' compitamente dal Maggiore Roberto Mandel nel suo volume "La Guerra Aerea" pubblicato nel 1931. Apprendiamo cosi' che il bombardiere Caproni di Salomone si chiamava "Aquila Romana" e che ai comandi si trovava il tenete colonnello Alfredo Barbieri. Il terzo aviatore era il capitano Luigi Bailo. Colpiti durante la missione vicino a Lubiana, rimasero soli in balia dei Fokker austriaci dopo che il resto della squadriglia si era dileguato senza accorgersi di loro.
Volteggiando intorno al bombardiere italiano i caccia auastriaci lo bersagliano con tiro delle loro mitragliatrici. Salomone risponde con l'unica mitragliatrice di bordo, mentre il capitano Bailo imbraccia il fucile e spara un colpo dopo l'altro. D'un tratto Oreste Salomone sente gravare su di sè la salma del colonnello Barbieri. Crivellato di pallotole, il pilota dell'aereo tricolore non lo conduce piu'. Salomone fa appena in tempo ad afferrare i comandi prima che l'aereo precipiti al suolo. In quello stesso momento anche il capitano Bailo, lasciato cadere il fucile, si accascia senza un grido. Anche Salomone viene colpito al capo da una pallottola che gli spezza la fronte e perde sangue, ma ciò nonostante continua a pilotare l'aereo verso le linee italiane. Gli austriaci non credono ai propri occhi e sospendono il fuoco, facendo cenno al pilota di arrendersi e atterrare in territorio austriaco. Salomone non si cura del loro invito ed essi riprendono a sparare, senza pero' poterlo colpire in quanto protetto dai copri dei compagni. Da terra i soldati nelle trincee seguono con il fiato sospeso il duello che si svolge sopra le loro teste, finche', ormai in territorio italiano gli austriaci mollanola preda.
Il campo di Gonars e' vuoto e silenzioso poichè nessun volo e' partito quel giorno, il 18 febbraio 1916, quando improvvisamente si sente il rombo di un grosso apparecchio che arriva. Usciti dalle casette e dagli hangars, ufficiali e soldati scorgono il Caproni che si avvicina a stento e atterra a sobbalzi. Dalla carlinga sforacchiata che gronda il sangue si alza a salutare il capitano Salomone. Seppur gravemente ferito alla testa vuole assistere al trasporto delle salme dei suoi due sfortunati compagni di volo e impartisce le istruzioni opportune perche' vengano rimosse le bombe inesplose ancora agganciate sotto le ali. Solo dopo aver assolto fino in fondo il suo compito accetta di essere soccorso e curato.
Oreste Salomone, promosso maggiore, morira' due anni piu' tardi, il 2 febbraio 1918, in un tragico incidente di volo andando a cozzare contro una casetta e alcuni alberi. Di lui D’Annunzio scrisse: ”Con la sua vita restò mozzo la cima di un bel albero, accendetegli ogni anno un fuoco sul Volture”. Dopo 15 anni dalla morte dell’eroe, nel 1933 fu inaugurato nel'aeroporto di Capua a lui intitolato, un suo monumento opera dello scultore Cifariello ( che si ispiro' al disegno di Achile Beltrame pubblicato sulla Domenica del Corriere del 5-12 marzo 1916 ) alla presenza del principe Umberto di Savoia e della moglie Maria Josè. Era esattamente il 27 luglio 1933 e della cerimonia sono in circolazione documenti filmati e fotografici. A Salomone sono intitolate numero vie in molte citta' italiane.